Una nuova legge per il bene degli alberi

Una nuova legge per il bene degli alberi
18/03/2013 0

A Olio Officina Food Festival abbiamo dedicato quest’anno un ampio spazio di rilievo al paesaggio e al valore degli olivi, siano essi secolari, siano essi d’alta quota. Sarà il nostro tema di riferimento e lo riprenderemo nel corso dell’anno in attesa della terza edizione. Ospitiamo, con vivo apprezzamento, la posizione di Mimmo Ciccarese

Una nuova legge per il bene degli alberi: adesso urgono competenze e qualifiche

Con la Legge 14 gennaio 2013, n. 10 in vigore già dai primi di febbraio, s’aprono novità sulle norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani e sulla tutela degli alberi monumentali.

La Repubblica italiana evidenzia adesso le sue premure sulla rivalutazione dell’ecologia e del suo patrimonio boschivo. Con tale regolamento si perseguono le risoluzioni del protocollo di Kyoto riguardo la riduzione delle emissioni inquinanti e si pone il miglioramento qualitativo dell’aria come priorità.

Di concerto con la normativa si descrivono inoltre, i presupposti per la protezione del suolo, la prevenzione del dissesto idrogeologico, la valorizzazione delle tradizioni legate all’albero e perfino la vivibilità urbana.

Il Ministero dell’Ambiente interagisce con quello della Pubblica Istruzione dell’Università e della ricerca scientifica e con quello delle Politiche Agricole, per pianificare il 21 novembre una giornata dedicata agli alberi. Obiettivi comuni, per favorire quindi il rispetto delle specie arboree, il riequilibrio e il recupero dell’ ecosistema e della biodiversità; con le azioni di promozione per la conoscenza della complessità boschiva italiana tramite accordi e interventi istituzionali sono previste anche la messa a dimora di piantine di specie autoctone da vivai forestali.

I tratti della normativa più stimolanti sono quelli dedicati agli uffici anagrafici di ogni comune che dovranno restituire dettagli riguardo ogni piantumazione e addirittura fornirne tempestivamente una registrazione così come si farebbe per una nascita.

Popoli d’alberi da censire e classificare sia in aree pubbliche che private avallate da ogni primo cittadino che 60 giorni prima della scadenza del suo mandato dovrà fornire con un attento “bilancio arboreo” una adeguata relazione da allegare ad ogni attività di manutenzione, potatura e monitoraggio della salute delle piante. Le competenze dovrebbero adesso muoversi verso tecnici agronomi, paesaggisti e perché no anche verso liberi gruppi di salvaguardia in grado di rapportare e sostenere la rettitudine amministrativa.

Il regolamento si aggiunge alla giungla dei riferimenti in materia di manutenzione e messa in sicurezza delle piante nelle città; già esperti e governi approntano corsi formativi per qualificare le maestrie.

Con tale direttiva, sarà un comitato per lo sviluppo del verde pubblico, ministeriale, ad avere il gravoso incarico di promuovere, proporre e sopratutto monitorare, predisporre e verificare ogni debita azione per assicurare il rispetto della legge. Per tale occasione si vuole rendere un valido supporto tecnico per ogni progetto relativo a giardini storici, aree verdi, alberature e miglioramento degli spazi.

Ciò che è descritto nell’art. 7 della legge 10 riguarda la disposizione per la tutela degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate pregiate. Qui si definisce l’albero monumentale quando esso è “ad alto fusto isolato o facente parte di formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate ovvero l’albero secolare tipico, che possono essere considerati come rari esempi di maestosità e longevità, per età o dimensioni, o di particolare pregio naturalistico, per rarità botanica e peculiarità della specie, ovvero che recano un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali”.

Abbattere, danneggiare o trascurare un albero monumentale così definito può essere oggetto di pesanti sanzioni; per cui, ad esempio, l’irrazionalità di un operazione o di una potatura su una pianta secolare o di una semplice alberatura, potrebbe essere un comportamento da non minimizzare assolutamente.

È doveroso provare a paragonare adesso il sopraindicato articolo 7 con quello che definisce invece la monumentalità della legge regionale sulla Tutela degli Ulivi secolari in Puglia.

Per l’articolo 2 della normativa pugliese, si definisce un ulivo plurisecolare quando si deduce “dalla dimensione del tronco, che deve avere un diametro uguale o superiore a un metro misurato all’altezza di un metro e trenta dal suolo; nel caso di alberi con tronco “frammentato” il diametro è quello complessivo ottenuto ricostruendo la forma teorica del tronco intero”.

La monumentalità degli ulivi sono qui ridefiniti, rafforzati dalla legge 10 del 14 gennaio 2013; i due articoli dei suddetti regolamenti sono complementari e convalidano l’analisi del carattere del patrimonio paesaggistico di Puglia.

La legge sulla Tutela degli ulivi, accetta la monumentalità, quando consolida il “valore storico-antropologico se citata o rappresentata in documenti o in rappresentazioni iconiche – storiche”.

Tale valore è più attendibile quando si divulgano le raffigurazioni di ulivi che attestano la passionalità per la loro tutela. Una condizione storica di questo tipo, perciò, dovrebbe essere ben descritta, almeno nelle aree olivate più interessanti, con opportune rilevazioni, anche se in molti casi basterebbe un semplice consulto di antichi documenti. Allora, condividere, riprodurre e appellare qualsiasi forma arborea degna di essere rispettata, magari avvalendosi d’immagini, schede di rilevamento, censimenti e dibattiti equivale certamente già ad una azione di tutela così come previsto dal nuovo regolamento.

Sarà questo il momento favorevole per dichiarare allora, una volta per tutte gli oliveti pugliesi “ patrimonio dell’umanità”? Con un censimento partecipato, pensare ad un grandioso parco naturale non è un utopia!

Un confronto potrebbe essere utile per accrescere altre decisioni in favore della consapevolezza del suo habitat o per chi eredita il valore di un bene comune e lo cura con devozione affinché una semplice giornata degli alberi diventi un dovere civico di ogni giorno.

 

”Nel corso della storia, arriva un momento in cui l’umanità è chiamata a muoversi verso un nuovo livello di consapevolezza per raggiungere un piano morale più elevato. Un tempo in cui dobbiamo abbandonare le nostre paure e darci speranza l’un l’altro. Questo momento è adesso.”

Wangari Maathai premio Nobel per la pace nel 2004 per il suo impegno nella forestazione in Africa.

 

Mimmo Ciccarese