Salviamo le molteplici espressioni degli oli di oliva

Salviamo le molteplici espressioni degli oli di oliva
26/06/2013 0

Mai più prodotto commodity. Sarà l’unità della filiera a restituire il valore perduto all’olio extra vergine di oliva. L’Organizzazione nazionale dell’Interprofessione olio di oliva punta a una piattaforma on line per facilitare gli scambi commerciali tra le parti, il tutto all’insegna dell’eticità delle contrattazioni. Così, per uscire dalla crisi di mercato in cui versa il settore, l’unica strada è educare consumatori e chef al corretto utilizzo degli oli in cucina

C’è un atto di consapevolezza chiaro ed evidente a tutti: così come sta procedendo, il mercato è insostenibile. Occorre imprimere una decisiva svolta, restituendo il valore perduto all’olio extra vergine di oliva.

Il prodotto in quanto tale ha una vita lunga, di almeno sei millenni, ma in alcuni mercati esteri viene percepito come fosse un alimento nuovo, tutto ancora da scoprire, apprezzato in particolare per i suoi valori nutrizionali e salutistici, prima ancora che per i profili sensoriali unici e peculiari, tali da rimandare a profumi e sapori variegati, assenti in altri grassi alimentari.

L’Italia vanta una tradizione consolidata nei consumi, ma accanto a una qualità sensibilmente migliorata, tale da conseguire livelli di eccellenza finora mai raggiunti, c’è da riscontrare un mercato che di volta in volta ha sottratto valore e confinato l’olio ricavato dalle olive nell’ambito dei prodotti commodity, con prezzi in molti casi sottocosto. Per uscire da una situazione imbarazzante, che non giova a nessuno, e ancor meno al consumatore, è necessario riposizionare in maniera strategica l’olio extra vergine di oliva, senza tuttavia trascurare tutte le categorie merceologiche che scaturiscono dall’oliva.

Secondo Pina Romano, presidente dell’Organizzazione nazionale Interprofessione olio di oliva, per ridare slancio a un settore che appare in sofferenza occorre puntare a una maggiore capacita di aggregazione, creando coesione e condivisione tra produttori, oltre che nell’ambito della filiera, senza trascurare la grande distribuzione organizzata e in particolare la ristorazione.

Fare strategia italiana, puntando a una migliore organizzazione logistica per condividerne le scelte insieme, è questa la via d’uscita secondo l’Interprofessione olio di oliva. I propositi sono chiari, e consistono nell’attivare una maggiore integrazione verticale. “Fare sistema con le imprese agricole italiane e ridurre la dipendenza dalle importazioni”, è questa la sintesi vincente che ancora non si è riusciti a concretizzare. Pina Romano si è cucita addosso il ruolo di portavoce di un impegno corale e condiviso, nel tentativo, non facile, di coniugare i bisogni di tutti, facilitando anche i rapporti commerciali tra i diversi attori della filiera.

“Facilitare gli scambi commerciali – spiega la Romano – sarà d’ora in avanti possibile attraverso una piattaforma on line fruibile attraverso una password. Si avranno offerte e richieste di prodotto e nel contempo vi è, a disposizione di tutti, un contratto tipo per garantire le parti, soprattutto le più deboli. Il prezzo base sarà dato dalla media delle quotazioni della borsa più vicina al luogo in cui si produce l’olio. I dati presenti nella piattaforma on line saranno anonimi e riporteranno le medie delle contrattazioni convenute. In tal modo sarà possibile recuperare efficienza, creando da un lato relazioni stabili tra le parti e, dall’altro, creando valore e restituendo dignità alle altre categorie commerciali diverse dall’olio extra vergine di oliva”.

Il quadro che emerge non è a tinte rosee. I consumi di olio di oliva nel frattempo diminuiscono, complice anche la persistente crisi economica generale, mentre crescono per contro i consumi di oli di semi.

Si deve dunque partire da qui. “Dobbiamo riprendere a fare cultura dell’olio” avverte Pina Romano. E prosegue: “Ci aspettiamo competitività da parte delle aziende, ma soprattutto una concentrazione dell’offerta e una migliore collocazione sui mercati a partire dall’aumento del prodotto di qualità e del prodotto confezionato in un’ottica di riduzione dell’impatto ambientale”.

I consumi interni da un lato diminuiscono, così come pure la produzione interna, mentre, per contro, i costi di produzione restano ancora alti, rendendoci poco competitivi. L’ancora di salvezza viene per ora dall’estero, che infonde fiducia a fronte di un leggero incremento dei prezzi. Di buono, in prospettiva, c’è che crescono le aziende di maggiori dimensioni, con grande beneficio per l’aggregazione dell’offerta. Sono poco più di 600 mila le aziende realmente presenti sul mercato dell’olio, mentre nel 2000 superavano il milione.