Nuove prospettive per i blend

Nuove prospettive per i blend
23/01/2015 0

L’olio è un progetto, di cui il blend può costituire un aspetto importante se rientra all’interno di una strategia di valorizzazione.

L’olio è un progetto, di cui il blend può costituire un aspetto importante se rientra all’interno di una strategia di valorizzazione. E’ emerso oggi dall’incontro a Olio Officina Food Festival condotto da Luigi Caricato con Giovanni Zucchi, autore del libro “L’olio non cresce sugli alberi”. Un volume che mette in chiaro come realizzare blend costituisca una formula di successo per il nostro Paese sui mercati internazionali grazie a un’arte tutt’altro che scontata. “Il blend, spesso ingiustamente sminuito con il termine miscela, non è sofisticazione – ha chiarito Marcello Scoccia, vicepresidente di ONAO. Oggi otteniamo blend non solo da diversi oli ma anche da cultivar che presentano caratteristiche particolari, ora ad esempio fruttate, ora amare o piccanti. Il selezionatore ha un compito fondamentale: studiare il profilo organolettico dell’olio per creare un profilo completo e coerente”. “Come frantoiano posso testimoniare che il blend si imposta già sulle piante di olivo – ha aggiunto Manfredi Barbera. Quando riceviamo olive, infatti, è noto che appartengono a diverse varietà”. Da Giovanni Zucchi, infine, un messaggio importante: “L’olio extravergine italiano ha numeri che vanno potenziati. Se la produzione annua è in media di 300.000 tonnellate, il consumo assomma a 600.000 e l’export a 400.000 tonnellate vuol dire che abbiamo bisogno di raggiungere 1,2 milioni di tonnellate di olio. Se pensiamo che quest’anno arriveremo a quasi 200.000 tonnellate, il lavoro da fare, puntando su origine, qualità e anche blend, è significativo”.