L’olio estremo si racconta a Olio Officina Food Festival

L’olio estremo si racconta a Olio Officina Food Festival
22/01/2015 0

Flash puntati su un’Italia olivicola biodiversa, che osa.

Flash puntati su un’Italia olivicola biodiversa, che osa. In primo piano oggi pomeriggio storie di produttori di frontiera e poco conosciute, di cui si parla anche e finalmente nel nuovo “Atlante degli oli italiani” di Luigi Caricato, edito da Mondadori. Un esempio emblematico è la rinascita di un’olivicoltura presente sin dal X secolo: l’olio di Sant’Imerio, in provincia di Varese. Una produzione nata da una sfida e per spirito di solidarietà. “L’olio di Sant’Imerio è stato fortemente voluto da don Pietro Gioia che un giorno, contro il parere di tutti, piantò un olivo, a dispetto del gelo – ha testimoniato Enrico Marocchi, presidente degli olivicoltori varesini, insieme alla giornalista Laura Pantaleo Lucchetti. Nonostante tutte le difficoltà l’olivo è cresciuto e nel 2004 don Pietro ha lanciato la produzione di olio di Sant’Imerio il cui ricavato – 75.000 euro a oggi – è stato donato a persone bisognose”. Un’attività benefica che ha trovato pieno supporto dalla provincia e che ha portato anche all’ideazione di quattro percorsi dell’olio e a un tracciato di rilevanza storica. Dalla Lombardia al Piemonte grazie ad Antonino de Maria, che ha raccontato la rinascita dell’oliviltura in questa regione, avviando una piccola produzione per recuperare terreni incolti e terrazzamenti. L’olio del lago di Como, raccontato da Gaetano Brusati, è una case history che testimonia come l’aggregazione abbia dato una reale svolta al modo di produrre locale. L’olivicoltura si è sempre faticosamente confrontata su terreni con elevata pendenza, oltretutto a partire da proprietà frazionate: di qui la necessità di coalizzarsi, così oggi 26 produttori condividono una filosofia di qualità grazie alla dop Laghi lombardi e un indirizzo che mira alla certificazione biologica e sta regalando soddisfazione. Un’ultima testimonianza è giunta infine dal giornalista Rocco Lettieri, a proposito dell’olivicoltura del Canton Ticino. Nel 1997, grazie agli sforzi congiunti e alla motivazione di alcuni produttori, furono raccolte le prime olive da oltre 300 piante di olivo: di qui la “fioritura” di un apprezzato olio. Non solo: oggi sono stati approntati un sentiero dell’olivo di 6 km a Gandria e una pubblicazione, due apprezzabili iniziative che coniugano turismo e promozione.