Lo sguardo degli Usa sull’olio da olive

Lo sguardo degli Usa sull’olio da olive
18/09/2013 0

L’associazione degli industriali oleari, apprezza la proposta della Commissione per il Commercio internazionale degli Stati Uniti con cui si ipotizza di arrivare a uno standard riconosciuto dalla Food and Drug Administration per verificare le caratteristiche degli oli. Secondo il presidente Assitol Colavita gli spazi di mercato per l’olio extravergine ne uscirebbero rafforzati

Soddisfazione per l’ipotesi di individuare parametri standard per garantire la qualità dell’olio d’oliva negli Stati Uniti. Assitol, l’associazione italiana dell’industria olearia, commenta così l’indicazione presentata nel Report sulle condizioni di competitività tra USA e Paesi fornitori di oli d’oliva, voluto dalla Commissione per il Commercio internazionale degli Stati Uniti.

In particolare, lo studio riconosce l’importanza di definire uno standard approvato dalla FDA (Food and Drug Administration), in grado di verificare l’autenticità e le caratteristiche qualitative dell’olio, la cui domanda in America è in continuo aumento. “Proprio Assitol – osserva Claudio Ranzani, direttore generale di Assitol – ha più volte rilanciato l’ipotesi che anche gli USA adottino le regole messe a punto dal Consiglio Oleicolo Internazionale nell’ambito della NAOOA, l’associazione nord-americana dell’olio d’oliva. In tal senso, fa piacere che il Report apprezzi l’attività di controllo effettuata proprio dall’organizzazione statunitense, in collaborazione con il COI”.

L’indagine della Commissione governativa mette anche in evidenza la necessità di investire a favore di una migliore informazione dei consumatori sulle proprietà degli oli d’oliva. “Un’idea che ci trova perfettamente d’accordo – afferma il Presidente Colavita – e che vede le nostre aziende attive già da tempo. In questo modo, gli spazi di mercato per l’olio extravergine ne uscirebbero rafforzati”.

Benché il Report sottovaluti fortemente il numero di controlli operati in Italia sull’olio extravergine destinato all’esportazione, esso presenta accurate informazioni sul settore, come la situazione dei singoli Paesi produttori e, dato non facilmente reperibile, una stima dei costi di produzione dei principali paesi fornitori.

Infine, in merito al comparto italiano, l’indagine sottolinea positivamente la storica capacità delle nostre imprese, obbligate a trovare all’estero i quantitativi di materie prime che l’Italia non produce, nel selezionare e creare “blend” di oli extravergini, definendolo un “vantaggio competitivo”.

 

Fonte: Silvia Cerioli