Cosa succede a fronte di un più ridotto consumo di olio da olive?

Cosa succede a fronte di un più ridotto consumo di olio da olive?
30/11/2012 0

A Olio Officina Food Festival il ritorno del professor Massimo Cocchi, dell’Istituto “Paolo Sotgiu” per la ricerca in Psichiatria e cardiologia quantitativa e quantistica. Interverrà sulla prevenzione della coronaropatia ischemica

Nella passata edizione di Olio Officina Food Festival, il professor Massimo Cocchi intervenne sul tema “L’olio extra vergine di oliva in cucina”, ed ora, in gennaio, alla prossima edizione il suo intervento avrà come titolo “Consumo ridotto di olio di oliva: un rischio per la coronaropatia ischemica?”.

Ed ecco, in anteprima per voi, l’abstract dell’intervento.

Confrontando il contenuto nutrizionale degli alimenti allo stato di salute individuale, si possono fare diverse considerazioni sia di tipo informativo sia in grado di sollevare preoccupazioni. Per molti decenni, i ricercatori hanno studiato le relazioni tra stato di salute e il consumo di olio extra vergine di oliva.

L’olio extra vergine di oliva (e l’acido oleico) è considerato importante per la prevenzione della cardiopatia ischemica.

I livelli di acido oleico delle piastrine possono rappresentare un fattore discriminante, insieme all’acido linoleico e alll’acido arachidonico, per la malattia coronarica. C’è ancora ampio dibattito sugli effetti di acido oleico solo o in combinazione con antiossidanti.

La malattia coronarica (CHD) è la principale causa di morte e di morbilità nei paesi industrializzati. L’incidenza di infarto del miocardio, tuttavia, è molto variabile, con i tassi più bassi nei paesi del Mediterraneo rispetto a quelli del Nord Europa, Stati Uniti d’America, o in Australia. Paradossalmente, la bassa incidenza di infarto del miocardio si verifica, nonostante un’alta prevalenza dei classici fattori di rischio cardiovascolare.

L’olio d’oliva è la principale fonte di grassi nella dieta mediterranea. Gli effetti benefici dell’olio d’oliva sulla cardiopatia ischemica sono stati riconosciuti, e sono spesso attribuiti agli alti livelli di acidi grassi monoinsaturi (MUFA). Nel novembre 2004, la Federal Drug Administration (FDA) ha permesso di mettere sulle etichette di olio d’oliva la seguente dicitura: “mangiare circa due cucchiai da tavola (23 g) di olio d’oliva al giorno aumenta i benefici sul rischio di malattia coronarica, per via dell’acido oleico contenuto nell’olio di oliva “.

Massimo Cocchi