Olio Officina per Enovitis in Campo, Corato 2016

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Olio Officina per Enovitis in Campo, Corato 2016
18/06/2016 0

Il vecchio e il nuovo

Si fa un gran parlare di innovazione, ma poi tutto sembra restare immutato. Con il Piano olivicolo nazionale, di cui tanto si sta discutendo nel corso degli ultimi mesi, sembra che si possa finalmente riprendere una questione interrotta da almeno trent’anni a questa parte

Sabato 18 giugno 2016

Ore 9.30 – 12.30

Il vecchio e il nuovo. Ovvero: la scelta di una olivicoltura moderna e razionale per ottenere un reddito sicuro. Verità o utopia?

 

Dopo aver assaporato la crisi, che non accenna ancora a passare, ai problemi strutturali cui siamo abituati da sempre, si aggiungono quelli di uno scenario nuovo, in cui non si è più i primi della classe e tanti Paesi competitori, anche extra Ue, si sono presentati all’appello. Non resta allora che interrogarsi sull’immediato futuro, pensando alle scelte da fare in campo, ancor prima che in frantoio. Così, ora che siamo alle strette, e non più competitivi sul mercato internazionale, ci si interroga sulle concrete possibilità di cambiare volto all’olivicoltura italiana.

 

L’obiettivo cui si vuol puntare viene sistematicamente evocato da tutti, ma nessuno è d’accordo su come procedere. Le soluzione però ci sono e gli altri Paesi le hanno prese da lungo tempo. Si registra ancora una ferma opposizione nell’abbracciare una nuova via, proprio allo stesso modo di come accade un tempo, quando gli italiani rifiutavano le innovazioni in frantoio, opponendosi con tenacia all’introduzione su vasta scala degli estrattori centrifughi, al posto delle vetuste macine in pietra e alle presse idrauliche.

 

È considerata una strada praticabile l’innovazione? O vi sono alternative credibili per mantenere in essere l’esistente senza rinunciare a essere competitivi e capaci di novità?

Ciò che tutti vogliono è chiaro tuttavia a chiunque: non si vuole puntare solo a un’equa remunerazione, ma si chiede molto di più, non solo maggiori guadagni, ma anche un ruolo di primo piano nei mercati internazionali.

In quest’ottica di pensiero, la domanda cui non ci si può sottrarre è la seguente: è possibile, allo stato attuale, ottenere una maggiore quantità di olio, così da colmare la grande lacuna di prodotto che abbiamo, e conseguire nel contempo anche produzioni di qualità a costi distintamente inferiori a quelli attuali?

 

 

Introduzione

 

Non è vero che l’olivicoltura non renda ricchi. Occorre restituire valore alla materia prima olio. Il perché e il come

Luigi Caricato, direttore di Olio Officina

 

Relazioni

 

Puglia regione trainante per l’olivicoltura nazionale? Il ruolo ricoperto nell’ultimo trentennio, nell’analisi storica di un osservatore speciale

Giuseppe Mauro Ferro, accademico dei Georgofili

 

Perché l’Italia ha rifiutato l’innovazione in olivicoltura, nonostante sia stata la prima a tracciarne le strategie?

Angelo Godini, accademico dei Georgofili

 

Perché l’olivicoltore non ci guadagna (e spesso è in perdita) e perché nemmeno i grandi confezionatori dell’olio (con risicati margini di guadagno) non navigano in acque tranquille?

Tommaso Loiodice, presidente Unapol

Alissa Mattei, esperta elaiotecnica

 

I conti in tasca ai produttori. Come si costruisce il prezzo dell’olio sfuso e imbottigliato? Come risponde il mercato nelle dinamiche dei prezzi attuali sugli scaffali?

Mauro Meloni, direttore Ceq, Consorzio extravergine di qualità

 

I conti in tasca forse tornano, ma senza il marketing non si va da nessuna parte. Quali strategie sono possibili, quali nuovi scenari si aprono all’orizzonte

Massimo Occhinegro, esperto di marketing internazionale